Dermatologia: La rimozione delle lesioni precancerose con MAL e terapia fotodinamica (PDT)
La terapia fotodinamica si basa sull'interazione sinergica di tre elementi fondamentali: una crema fotosensibilizzante a base di metilaminolevulinato (MAL), una sorgente luminosa a lunghezza d'onda mirata e l'ossigeno naturalmente presente nei tessuti. Presi singolarmente, né il principio attivo né la luce provocano danni alla pelle; combinati, attivano una reazione selettiva in grado di distruggere le cellule alterate, salvaguardando quasi del tutto la cute sana circostante.
Questo trattamento trova particolare impiego nei pazienti adulti per la gestione delle cheratosi attiniche del volto e del cuoio capelluto, che rappresentano lesioni precancerose causate da un'esposizione solare prolungata nel corso degli anni. È inoltre indicato nel carcinoma basocellulare, soprattutto nelle varianti superficiale o nodulare, quando le opzioni terapeutiche tradizionali risultano meno adatte — ad esempio in aree anatomiche delicate come il centro del viso o i padiglioni auricolari — o quando è necessario evitare la formazione di cicatrici evidenti. Troviamo un'ulteriore indicazione nella malattia di Bowen, configurabile come un carcinoma squamocellulare in situ, ovvero in uno stadio iniziale e fortemente superficiale.
Il percorso terapeutico si sviluppa attraverso fasi ben precise. Si comincia con la bonifica dell'area, rimuovendo con delicatezza croste e squame che ostacolerebbero la penetrazione del farmaco. Successivamente si stende uno strato uniforme di crema sulla lesione e su un margine di circa cinque millimetri di pelle apparentemente sana. La zona viene poi coperta con una medicazione occlusiva, protetta dalla luce, per un tempo di incubazione di circa tre ore. Al termine, rimosso l'eccesso di prodotto, la parte viene illuminata per pochi minuti con una luce rossa emessa da apposite lampade LED. Una volta conclusa la seduta, chiedo sempre ai pazienti di evitare l'esposizione diretta alla luce solare per circa quarantotto ore.
Il numero di sedute varia in base alla problematica affrontata. Per le cheratosi attiniche è di norma sufficiente un solo trattamento, seguito da un controllo a circa tre mesi e da un eventuale ritrattamento circoscritto alle lesioni residue. Nel caso del carcinoma basocellulare e della malattia di Bowen si pianificano solitamente due sedute a distanza di circa una settimana l'una dall'altra, con una rivalutazione clinica fissata sempre a tre mesi. I tempi esatti vengono comunque stabiliti dopo la visita specialistica, tenendo conto della tipologia, dello spessore e della sede della lesione.
I vantaggi di questa tecnica sono molteplici. Oltre a garantire un ottimo esito estetico senza la comparsa di cicatrici rilevanti, la terapia fotodinamica permette un trattamento di campo, consentendo di curare più lesioni contemporaneamente nel corso della stessa seduta. Si tratta inoltre di una metodica ripetibile senza limiti di dose cumulativa, particolarmente adatta a zone complesse come il viso e le orecchie, e costituisce una valida alternativa quando l'intervento chirurgico non è desiderabile.
Tra gli effetti collaterali da mettere in conto vi sono una sensazione di dolore o bruciore durante l'irradiazione luminosa, solitamente ben tollerata e resa più confortevole dall'uso di flussi d'aria fredda e ventilazione. Nei giorni successivi possono manifestarsi un lieve arrossamento, gonfiore e la formazione di croste, che si risolvono spontaneamente nel giro di una o due settimane. Più raramente si riscontrano variazioni temporanee della pigmentazione cutanea o la comparsa di piccole vescicole.
Esistono tuttavia alcune controindicazioni da considerare. La PDT non può essere eseguita in caso di ipersensibilità accertata al metilaminolevulinato o agli eccipienti della formulazione, tenendo conto che la crema contiene oli di arachidi e di mandorle, nei soggetti affetti da porfiria o in presenza di un carcinoma basocellulare di tipo morfeiforme. Durante la gravidanza e l'allattamento la fattibilità del trattamento viene valutata attentamente insieme alla paziente nel corso della visita.
Il quadro clinico viene sempre monitorato con un controllo di rivalutazione a circa tre mesi dalla terapia, indispensabile per verificare la guarigione completa o valutare la necessità di un secondo passaggio. In ogni caso, rimangono fondamentali l'applicazione quotidiana di protezioni solari ad ampio spettro e l'esecuzione di controlli dermatologici periodici, poiché i danni accumulati nel tempo a causa dell'esposizione solare possono dare origine a nuove lesioni.